«La dolce sua effigie mi è di conforto, ed altresì di eccitamento a riprendere qualche fiata la musica per quanto le pubbliche e private occupazioni me lo permettano». Così scrive Pietro Lugiati alla madre di Mozart Anna Maria Pertl nell’aprile 1770 ricordando, mentre contempla il ritratto del giovane Wolfgang Amadeus da egli stesso commissionato, quei giorni di pochi mesi avanti quando «sino dai primi del presente anno ammirò questa nostra città nella pregiatissima persona del S.r Amadeo Volfango Mozart di Lei figlio un portento, si può dire, di natura nella musica giacché l’arte ancora non potea esercitare il suo uffizio, se pure non avesse con questo prevenuta la tenera età sua».

Lasciata Salisburgo il 13 dicembre dell’anno precedente, Leopold Mozart e il figlio Wolfgang mercoledì 27 arrivano a Verona, prima vera tappa italiana di quello che è conosciuto oggi come il “primo viaggio in Italia” del salisburghese (1769-1771). I giorni scaligeri dei Mozart sono intensi e ricchi di contatti preziosi. Le autorità, il vescovo Nicolò Giustiniani e le più importanti famiglie fanno letteralmente a gara nel contendersi il «giovanetto tedesco». Gli onori e gli inviti si susseguono giornalmente e i due salisburghesi restano affascinati dalle bellezze artistiche e archeologiche della città e dalla ricchezza della sua vita musicale, dove «si rappresenta ogni giorno un’opera lirica», e dove da oltre due secoli è attiva la più antica accademia musicale d’Europa, l’Accademia Filarmonica di Verona. La fascinazione per il giovane prodigio è tale che il marchese Alessandro Carlotti arriva a concedere a Wolfgang l’uso del proprio personale palchetto perché egli possa assistere al Ruggiero, Dramma per musica di Pietro Alessandro Guglielmi, in quelle settimane in scena al Teatro Filarmonico.

Due eventi in particolare segnano quei giorni. Il concerto tenuto venerdì 5 gennaio 1770 da Wolfgang nella Sala della Conversazione dell’Accademia Filarmonica (oggi Sala Maffeiana), al quale accorse «copiosissimo concorso di nobiltà», e l’esibizione di domenica 7 sui due celebri organi della chiesa di San Tomaso Cantuariense, uno dei quali opera del desenzanese Giuseppe Bonatti.

Nella consapevolezza della straordinaria unicità del musicista che un anno prima aveva avuto l’onore di ospitare, il 5 gennaio 1771 l’Accademia Filarmonica decide di omaggiare «il portentoso Giovane Sig.r Amadeo Wolfgango Mozarte di Salisburgo Maestro de Concerti di S. A. Rev.ma l’Arcivescovo, e Principe di Salisburgo, Cavaliere dello Speron d’oro condecorato dal Regnate Sommo Pontefice» del titolo di Maestro di Cappella. Incarico che Mozart però non ricoprirà mai.

La testimonianza più significativa e affascinante del primo soggiorno veronese di Mozart non è data dai diversi documenti e lettere conservati, certamente preziosi per ricostruire quasi giorno per giorno cosa fece e chi incontrò il salisburghese, bensì dal celebre Ritratto veronese, probabilmente la documentazione più fedele dell’aspetto fisico del giovane Wolfgang in nostro possesso. Come ci informa Leopold in una breve annotazione presente nella lettera inviata alla moglie il 7 gennaio 1770, il merito della realizzazione di quella che è forse una delle immagini più celebri della storia della musica è da attribuirsi a Pietro Lugiati, il quale «pregò i cavalieri di chiedermi che volessi permettere di far ritrarre Wolfgang. Ieri mattina ciò fu fatto e oggi dopo la messa egli dovette posare per la seconda volta e noi dovemmo anche pranzare lì».

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