

Oltre all'impegno nel mantenere salda l'eredità delle grandi orchestre tedesche, in collaborazione con rinomati direttori d'orchestra e solisti, il complesso è divenuto celebre per le diverse opere commissionate a compositori tedeschi d'avanguardia e per averne eseguite altre di autori contemporanei che hanno coperto una grande varietà di tecniche e stili.
(L'Arena, Gianni Villani)
Bychkov regala una serata di eccellenza.
Il gesto fluido ed efficace del direttore russo trova corrispondenza intima e immediata tra le fila e assicura una duttilità e una sottigliezza di fraseggio davvero rilevanti.
Il Poema sinfonico di Strauss è stato sbalzato con rara vivacità e con un'immediatezza brillante, mentre Rachmaninov è uscito insieme potente e ricco di sfumature.
Capuçon: il suono è seducente, raffinato; il fraseggio elegante e preciso.
(L'Arena, Cesare Galla)
Bychkov accende i colori di Strauss e Dvorak.
Un programma d'impronta tardoromantica che ha consentito di apprezzare il temperamento lirico del direttore principale Semyon Bychkov.
... il ventiseienne Gautier Capuçon, musicista di straordinario talento. Assai raramente ci è capitato di ascoltare un violoncellista così sicuro nell'intonazione e dalla tecnica impeccabile.
Sarebbe difficile immaginare una comunione d'intenti più totale di quella raggiunta da Capuçon e Bychkov che hanno realizzato, grazie alla solida compagine tedesca, una delle più ispirate esecuzioni di questo concerto.
(Il Gazzettino, Mario Merigo)
Impressioni di eccellenza confermate dal duplice bis, una delle Variazioni Enigma di Elgar e la Farandole di Bizet (dalla seconda Suite dalle musiche di scena per "L'Arlésienne" di Daudet): morbidezza severa degli archi, brillantezza di legni e ottoni, coesione, immediatezza comunicativa.
In Dvorak, riflettori sul ventiseienne violoncellista. Capuçon è una promessa notevolissima, come ha dimostrato anche il rarefatto e sofisticato bis nel nome di Bach.