

È il concerto clou de Il Settembre dell'Accademia, quello che domani vede l'arrivo, per la prima volta a Verona, della Chicago Symphony Orchestra, diretta da Riccardo Muti.
Un direttore amatissimo dal pubblico e un'orchestra di prestigio in brani di Scriabin, Ciaikovskij e Hindemith.
(L'Arena, Gianni Villani)
Seguita da un'impressionante eco della stampa internazionale, giunge in Italia dopo ben 26 anni di assenza, la Chicago Symphony Orchestra diretta da Riccardo Muti che farà tappa al Teatro Filarmonico di Verona per la XVI edizione del festival "Il Settembre dell'Accademia".
(La Nuova Venezia, La Tribuna di Treviso, Il Mattino di Padova)
La Chicago Symphony Orchestra, una delle orchestre più antiche degli Stati Uniti ed una delle più famose al mondo, torna ad esibirsi in Italia, dopo anni di assenza e lo fa con un direttore d'eccezione: Riccardo Muti. Un'opportunità offerta dalla XVI edizione del "Settembre dell'Accademia", il festival organizzato dall'Accademia Filarmonica di Verona, che si caratterizza per la costante attenzione rivolta alle grandi compagini orchestrali ed ai solisti più autorevoli del panorama musicale internazionale ed italiano.
Davvero una rara occasione per riuscire ad apprezzare l'interpretazione del Maestro Muti.
(Il Verona, Maria Grazia Tornisiello)
Un'assenza che dura da ventisei anni. Troppo, per musicofili e appassionati. Dopo un così lungo lasso di tempo, la Chicago Symphony Orchestra torna in Italia. Lo fa in occasione di quello che, nel nostro Paese, è considerato il maggior festival sinfonico.
Un evento davvero "storico".
Di notevole impegno il programma della serata.
(Corriere di Verona, Anna Maria Girelli Consolaro)
Un mirabile "strumento" per Muti.
...quando la compagine della Chicago Symphony Orchestra libera con pienezza la propria immagine sonora, splendente, straordinariamente compatta, animata da un infallibile virtuosismo d'assieme.
Un'efficienza strumentale che diventa tramite organico della visione interpretativa.
Hindemith: materiale straordinario per un'orchestra così disponibile ad ogni sollecitazione qual è la Chicago Symphony e stimolo pure insottraibile per una bacchetta febbrile e vivida quale quella di Muti.
(Gazzetta di Parma, Gian Paolo Minardi)
... è un flusso maestoso, esaltato da una compagine strumentale che oggi non teme confronti. Muti ricrea il goticismo hindemithiano con una polifonia di esaltante pienezza.
(Il Gazzettino, Mario Messinis)
... è stata una sontuosa vetrina per la Chicago Symphony Orchestra, che vi ha fatto splendere virtuosismo e disciplina, rigore e ricchezza, forza e precisione, in risposta alla lettura di Muti, lucida e sofisticata, preziosamente attenta ai particolari.
Quanto a Ciaikovskij e alla "Patetica", il senso della forma e la forza dell'espressione sono stati suggellati in questa pagina, offerta con analitica, lancinante evidenza nell'intesa perfetta fra il gesto del direttore e il suono superbo della Chicago Symphony Orchestra.
(L'Arena, Cesare Galla)
Il direttore legge l'estremo capolavoro del musicista russo come un grande affresco, una sorta di giudizio universale michelangiolesco dove tutto ruota attorno a quel sussurro finale degli archi gravi: a quel punto, vorresti che la Patetica di Muti ricominciasse da capo.
Muti dipinge la partitura assecondato da un'orchestra dal suono lucente.
(Avvenire, Pierachille Dolfini)
L'Orchestra si è confermata monumento di perfezione, di potenza, di duttilità, che la fece definire da Stravinskij "la più precisa e flessibile al mondo".
(La Cronaca di Mantova)
Muti è un grande direttore anche del Novecento storico. Un interprete che esprime il rigore della cosiddetta "nuova oggettività". Questo è uno degli aspetti portanti del suo pensiero, che convive con le arroventate iperboli di Verdi.
(Il Gazzettino, Mario Messinis)
Sorprendente l'esito nella parte del concerto dedicato a pagine del Novecento storico. Muti è "oggettivo" e classicamente stilizzato...
(Libero, Roberto Mori)
Muti, pur dichiarando la difficoltà di far seguire altra musica all'"estasi" scriabiniana, non ha potuto sottrarsi all'invito innescando con incandescente slancio la sinfonia della "Forza del destino": mandando in visibilio pubblico e orchestra.
(Gazzetta di Parma, Gian Paolo Minardi)
La sinfonia verdiana della "Forza del destino", realizzata con tempi tesissimi (anche più del prediletto Toscanini) e con travolgente intensità drammatica: l'altro volto, quello teatrale e ardente, del maestro, rispetto al suo sguardo "oggettivo".
(Il Gazzettino, Mario Messinis)
"Il suono di questa orchestra è fantastico – ha dichiarato Muti nei giorni scorsi – ancora si ascolterà la sua "voce" formata in maniera formidabile da Fritz Reiner".
(La Nuova Venezia, La Tribuna di Treviso, Il Mattino di Padova)
"Dopo un'estasi che tocca tali tonalità e dopo il climax che Skrjabin ha saputo creare, il concerto dovrebbe finire qui. Ma siamo la terra dell'opera ed è per questo che abbiamo voluto regalarvi un bis" ha detto Muti prima di lanciarsi nel vortice della Sinfonia da La forza del destino di Verdi, brano al quale il direttore d'orchestra conferisce una bellezza mediterranea, un calore unico che strappa lunghi e ripetuti applausi.