"La Fida Ninfa" è il titolo di un dramma per musica in tre atti, composto da Antonio Vivaldi su libretto del marchese Scipione Maffei, illustre letterato e Accademico dell'Accademia Filarmonica di Verona. La genesi dell'opera in oggetto si congiunge saldamente al complesso di eventi che segnò la costruzione del cittadino Teatro Filarmonico, innestando il sodalizio veronese nella realtà dei fermenti culturali seguiti all'epoca barocca.
Fortemente auspicato nella realizzazione dallo stesso Maffei, che lo concepiva quale parte integrante di un vasto percorso di riqualificazione socio-culturale nell'ambito di Verona, il progetto della sala fu affidato a Francesco Bibiena: i lavori, iniziati nel 1715, ebbero termine, dopo alterne vicende, nel 1729. Durante l'autunno dello stesso anno, allorché s'approssimava
l'inaugurazione del nuovo Teatro Filarmonico, Maffei volle riprendere il dramma pastorale "La Fida Ninfa", composto in età giovanile (1693) e rimasto inedito per lungo tempo. Definito l'aspetto letterario, ad opera del marchese, si dovette stabilire l'artista che ne avrebbe realizzato l'identità sonora: i favori giunsero al bolognese Giuseppe Maria Orlandini, il quale principiò il lavoro sotto l'egida del Maffei, che aveva provveduto ad ospitarlo nel proprio palazzo, ottenendo così una costante e simbiotica collaborazione. Per l'allestimento teatrale, invece, la scelta ricadde sullo stesso Bibiena, cui vennero subito commissionati i disegni delle scene.
Nel marzo del 1730, però, le autorità veneziane impedirono la realizzazione dello spettacolo, adducendo motivazioni vaghe e pretestuose. Il marchese Maffei, al quale competevano pure ingenti oneri organizzativi, adoperò la propria influenza per modificare l'infausto corso degli eventi, ma, dinnanzi a più precise