In questo tempo, l'Accademia Filarmonica desidera esprimersi attraverso la memoria del proprio passato, celata nei riflessi di storiche propulsioni culturali : il momento denso di valori, che ancora oggi è possibile avvertire nell'originaria costruzione dell'antico Teatro Filarmonico su progetto di Francesco Bibiena, irraggia, dagli albori incerti e cauti del primo Settecento, un itinerario sorprendente per continuità ed evoluzione. Quale lungimirante snodo vitale, questa nuova presenza ha trattenuto, dagli istanti proficui della sua realizzazione, una preziosa eredità artistica, intrisa di secenteschi episodi letterari, negli orizzonti di un futuro indubbiamente giocato sulla "scena" teatrale. Eppure, in quel medesimo respiro di anni, i fautori della prospiciente realtà si avvolgono nelle quinte di uno spettacolare intreccio, ove il mondo variegato dell'erudizione coeva incalza, abbandona, combatte, comprende e ancora rifugge l'estetica della musica. Ultimo spasimo verso un destino quasi ineluttabile poiché attirato dalla riflessione stessa del tempo, capace di attendere, senza passività alcuna, la consapevolezza di quanto è già avvenuto. Così l'Accademia Filarmonica di Verona presenta, nell'anno in corso, un evento capace di ridestare, quasi fosse un sigillo della propria identità, la compartecipazione di quelle due anime - umanistica e musicale - che hanno presieduto e alternativamente sotteso lo scorrere non certo vano dei secoli. Grazie ad esse, e all'eclettismo dei suoi membri, in particolare quello dell'illustre marchese Maffei, l'istituzione ha protetto una testimonianza unica e vivente di un passaggio epocale imprescindibile per l'evoluzione della sensibilità culturale.