Agli inizi del XVIII secolo, la città di Verona manifesta la propria identità e detiene un ruolo rappresentativo nel panorama dell'evoluzione storica grazie alla presenza dinamica del marchese Scipione Maffei.
La compenetrazione tra l'identità spiccatamente veronese del nobile letterato e il ritratto d'una città nativa permeata e plasmata dall'operato di questo suo illustre figlio genera una nuova dimensione, che si installa a pieno titolo nel graduale processo di riflessione culturale avvenuto nell'italica "repubblica delle lettere", agli albori del Settecento.
Nel contesto di Verona, l'apporto del marchese Maffei all'intellettualità cittadina appare fondamentale e imprescindibile per indurre l'attenzione dello scenario europeo, senza la quale ogni moto nel vasto ambito dell'erudizione sembra privato di qualunque
duratura fecondità. Immediato terreno di edificazione socio-culturale ad opera degli ideali maffeiani, la città diviene, assieme al marchese, protagonista sensibile della mutevole stagione intellettuale che inaugurerà, pure tra le limitazioni non ancora dissolte del barocco più tardo e morente, nuovi approdi al pensiero erudito.
In successione al fratello Antonio, Scipione Maffei riceve la nomina ad Accademico il 24 Agosto 1727, subentrando così nel seno dell'Accademia Filarmonica di Verona, ove sarà protagonista lungimirante attraverso la promozione degli aspetti destinati poi ad imprimere la successiva fisionomia dell'istituzione cittadina. Le accademie potrebbero concretizzare, infatti, l'ideale di compenetrazione tra i settori della cultura, che tanta parte ha nel pensiero maffeiano: e, in questa luce, dotando i Filarmonici del museo lapidario, promuovendo per essi, e l'intera città, la costruzione del teatro, Maffei attira l'Accademia veronese nel suo eclettico sforzo di qualificazione sociale, ispirata e guidata dal lavoro mai