MUSEO
PRESENTAZIONE
Gli strumenti dell’Accademia Filarmonica sono quasi tutti dei decenni centrali del Cinquecento. È da rilevare che essi, oltre al singolo valore, hanno nel loro insieme un’eccezionale importanza storica perché non sono stati raccolti da uno o più collezionisti, ma servirono per fare musica in un ambiente e in un’epoca ben determinati. Senza contare i frammenti non restaurabili e pochi altri strumenti di epoche successive, sono conservati: 5 flauti dolci bassetti, 6 flauti dolci bassi, 2 flauti dolci contrabbassi, 6 flauti traversi (pifari) tenori, 6 flauti traversi bassi, 4 cromorni (esilente, 2 discanti, tenore), 7 cornetti muti, 11 cornetti curvi, 6 corni torti (cornoni), 2 doppioni, 1 tromba, 3 tromboni. Alcuni sono identificabili in diversi inventari già pubblicati, fino a quello del 1628, dal Turrini.
Circa un secolo dopo, la consistenza del patrimonio musicale dell’Accademia Filarmonica (130 esemplari, ivi compresi strumenti ad arco e a corda) risulta da un inventario del 1716. L’ubicazione degli armadi dove gli strumenti erano custoditi (i locali adiacenti alla grande sala, nella quale poi suonò Mozart nel 1770, oggi ancora esistente come ridotto del teatro) spiega perché almeno in parte si salvarono dall’incendio che nella notte del 21-22 gennaio 1749 distrusse il primo Filarmonico diciassette anni dopo che era stato inaugurato.
In seguito il patrimonio strumentale ebbe accrescimenti e depauperamenti. Nel 1869 quanto restava fu dato in deposito al Museo Civico. Dopo l’ultima guerra, attraverso la quale gli strumenti passarono indenni, Licisco Magagnato, direttore del Museo di Castelvecchio, riorganizzando le civiche raccolte, li restituì alla Filarmonica. Essi furono temporaneamente collocati nella Biblioteca Capitolare insieme ai libri che la previdenza di monsignor Giuseppe Turrini (m. 1978), insigne bibliotecario della Capitolare e della Filarmonica, e del presidente ing. Alberto Tantini (m. 1973) avevano allontanato verso la metà del 1944 dal Teatro, nel cui rogo per bombardamento aereo (notte del 23 febbraio 1945) sarebbero altrimenti bruciati.
Nel luglio 1969, esattamente dopo un secolo, gli strumenti ritornarono nella loro sede dove erano stati fin dai primi anni del Seicento. Avevano urgente bisogno di restauro e l’Accademia, nonostante i gravosi impegni finanziari assunti per la ricostruzione del Teatro, accolse subito la richiesta del bibliotecario-conservatore dr. Enrico Paganuzzi (m. 2000). John Henry van der Meer, conservatore egli strumenti musicali del Germanisches Nationalmuseum di Norimberga venne a Verona ai primi di gennaio 1970 e consigliò di affidare il restauro a Rainer Weber di Uber Landshut. Gli strumenti (legni) furono restaurati in tre riprese: prima i flauti dolci e i cromorni nel 1970-71, poi i flauti traversi e un cornetto muto nel 1971-72, infine gli altri cornetti muti, i cornetti curvi, i corni torti e il fagotto viennese nel 1973.
La tromba di Anton Schnitzer padre è stata restaurata nel 1979 a Basilea da Rainer Egger coadiuvato per la parte ornamentale da Kurt Degen. Il restauro è avvenuto sotto la guida musicologica del maestro Edward Tarr della Schola Cantorum Basiliensis, i cui studi hanno dato fama internazionale a questo strumento e al veronese Cesare Bendinelli, grande virtuoso e autore del Metodo da lui donato, insieme alla tromba, all’Accademia Filarmonica nel 1614.
La città di Bad Sackingen (Baden), tanto legata nella storia e nell’arte alla Tromba, ha voluto offrire il restauro all’Accademia Filarmonica perché – traduciamo le parole del sindaco di Sackingen dr. Gunther Nufer – “questa celebre tromba non sia più simbolo di guerra ma di unità nell’ideale della musica che accomuna i popoli”.
È attualmente depositato in Accademia Filarmonica il “vis-à-vis” di Johann Andreas Stein (1777), di proprietà dei Civici Musei Veronesi.
Il catalogo degli strumenti, a cura di J. H. van der Meer e R. Weber, è stato edito dall’Accademia Filarmonica nel 1982..